Dopo una salvezza tranquilla ottenuta nel Girone D di Prima Categoria, l’Albula 1946 si affaccia alla nuova stagione con un progetto rinnovato e tanta voglia di crescere. La storica società di Tivoli Terme, una delle più antiche e longeve del panorama calcistico tiburtino, ha affidato in estate la direzione sportiva a Stefano Melis, ex calciatore, attualmente DS nel mondo del calcio a 8. A lui il compito di costruire un gruppo competitivo, tra tante conferme e ben 17 nuovi innesti. Abbiamo intervistato il nuovo DS, che ci ha raccontato emozioni, progetti e ambizioni in vista della prossima annata.

Albula, le parole del DS Melis

Direttore, ha preso in mano una delle società più storiche del territorio tiburtino: cosa significa per lei questo nuovo incarico?

«Sono molto felice, in realtà. Smettere di giocare a pallone non è mai facile, soprattutto se hai fatto per tutta la vita una cosa che ti piace. Però questo nuovo ruolo, che già ricopro nel calcio a 8, mi stimola molto. Appena ricevuta la proposta non ci ho pensato due volte: conosco i presidenti e tutte le persone della società, gente gentilissima e umilissima. So che l’Albula è una delle poche realtà che non è mai fallita, e sono orgoglioso che mi abbiano dato fiducia e responsabilità per questo nuovo inizio».

L’anno scorso l’Albula ha centrato una salvezza tranquilla. Quest’anno, invece, quali sono gli obiettivi?

«Inutile nasconderci: la società mi ha dato carta bianca e tutti i mezzi per costruire una rosa importante. L’obiettivo è chiaro: puntiamo ai primissimi posti. Naturalmente ci sono tanti fattori e variabili da considerare, ma siamo tutti concentrati e non vediamo l’ora di iniziare».

Sono arrivati ben 17 nuovi giocatori: come avete lavorato sul mercato?

«Con la società e il mister ci siamo mossi subito. Abbiamo riconfermato i giocatori che non volevamo perdere e, allo stesso tempo, abbiamo cercato profili che potessero farci alzare l’asticella sia a livello tecnico che umano. Prima della fine di giugno avevamo già chiuso acquisti e conferme! Siamo andati a prendere tutte le pedine che ci servivano, e qualcuno sinceramente non pensavamo nemmeno di riuscire a prenderlo, visto il tanto mercato che aveva. Alla fine hanno scelto noi, semplicemente perché ho chiesto loro fiducia e disponibilità».

Nel dilettantismo si parla spesso di stipendi e richieste economiche. Su cosa ha puntato per convincere i giocatori?

«Il nostro è un mercato sempre più strano, dove tanti cercano “stipendi” per fare una cosa chein realtà tutti amiamo e che dovrebbe essere solo passione. Io ho puntato su ragazzi che hanno sposato il progetto. Non solo l’aspetto economico, ma la serietà della società: qui non manca nulla e quello che viene promesso si mantiene fino alla fine, nonostante i mille sacrifici. In più c’è uno stadio in dirittura d’arrivo che merita una categoria superiore, e questo ha reso il progetto ancora più stimolante».

Che tipo di squadra vedremo in campo quest’anno?

«Credo di aver messo a disposizione dei mister una rosa ampia e di qualità, capace di esprimere il proprio calcio contro chiunque, sia in casa che in trasferta. Ma quello che più mi auguro di vedere è un gruppo unito. Perché nei momenti difficili, o quando qualcuno gioca meno, è lì che si vede la vera forza della squadra: se restiamo compatti possiamo arrivare fino in fondo».

Che messaggio vuole mandare ai tifosi e alla comunità tiburtina?

«Il mio desiderio è vedere gli spalti pieni la domenica. Quest’anno ci appoggeremo al campo del Pro Roma, che ringraziamo, ma il sogno è portare Tivoli Terme in una categoria più importante, soprattutto con l’arrivo del nuovo stadio. Perché non dobbiamo dimenticarci una cosa fondamentale: il calcio è passione e divertimento, e noi vogliamo riportare entusiasmo alla nostra gente».

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